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La sconvolgente notizia arriva dai fondali oceanici californiani: sono stati ritrovati migliaia di barili di DDT. La terribile e pericolosa notizia è un altro e importante campanello d’allarme sul danno ormai irreversibile che stiamo facendo al nostro pianeta.

Il velenoso ritrovamento

Nei fondali oceanici della California, tra il 10 e il 24 marzo 2021, una spedizione scientifica ha portato alla luce migliaia di barili di DDT.
La velenosa scoperta è stata effettuata dal Scripps Institution of Oceanography della Università di San Diego. La squadra ha mappato 1500 km2 tra l’isola di Santa Catalina e la costa di Los Angeles. La zona, rinomata per essere bellissima, è risultata essere pericolosamente compromessa dall’uomo.
Ora la sfida reale degli scienziati, è di contenere il potenziale ed immenso danno ambientale in vista.

L’indagine

L’indagine approfondita condotta dalla nave ricerca “Sally Ride“, ha certificato la presenza di più di 27 mila barili di DDT, famosa sostanza usata come insetticida moderno.
Fino agli anni ’80, il suo uso è stato smodato, poi, è stata scoperta la sua pericolosità per altri esseri viventi nonché per l’uomo stesso. Inoltre, la nave, ha ritrovato 100 mila detriti di una sostanza riconducibile al DDT.

Le parole del capo scienziato Eric Terrill

Viene da chiedersi coma mai ci sia una così alta concentrazione di un materiale tanto pericoloso in una zona tuttavia circoscritta.
A spiegarlo è Eric Terrill, capo scienziato della spedizione e direttore del Marine Physical Laboratory presso Scripps Institution of Oceanography:

“Sfortunatamente, il bacino al largo di Los Angeles è stato una discarica di rifiuti industriali per diversi decenni, a partire dagli anni Trenta. Abbiamo trovato un vasto campionario di detriti”.

E ancora:

“Con la mappatura di tutta la zona ad altissima risoluzione, speriamo che i dati diano indicazioni per sviluppare strategie con cui affrontare i potenziali impatti del dumping”.

Il capo scienziato continua dicendo:

“Ci sono diversi tracciati distinti nell’area esaminata, che suggeriscono come lo scarico dei rifiuti sia stato ripetutamente effettuato da una piattaforma in movimento, come una nave o una chiatta. Alcune di queste linee sono lunghe oltre 17 chilometri e si avvicinano alle acque statali”.

Terrill ha poi concuso:

“Sebbene i nostri sonar di mappatura non siano in grado di analizzare il contenuto all’interno dei barili, le posizioni dei resti tossici sono coerenti con quella della discarica identificata in precedenza e si estendono molto più in là di quanto ci aspettassimo”.

Una scoperta tutt’altro che nuova

Già nel 2011 e nel 2013, il professor David Valentine, dell’Università della California di Santa Barbara, aveva scoperto, nella stessa area ora incriminata, accumuli di materiali riconducibili al DDT, ritrovando 60 barili di DDT sul fondale marino.
Con il tempo, gli scienziati hanno rilevato importanti concentrazioni di DDT in alcuni mammiferi marini come delfini e leoni marini di quella zona. Spesso, l’avvelenamento di questa sostanza, si è manifestata con l’apparizione di tumori.

L’inchiesta

Un’inchiesta del Los Angeles Times ha scoperto che i registri della Montrose Chemical, società produttrice di DDT, mostrano che 2000 barili di fanghiglia contenente DDT potrebbero essere stati riversati nel mare ogni mese dal 1947 al 1961.
Ma non è tutto. Sono molte le industrie chimiche nella California meridionale che hanno usato quel bacino marino come discarica, pare, fino al 1972.
Solo allora, infatti, è stato emanato il “Marine Protection, Research and Sanctuaries Act“, noto anche come “Ocean Dumping Act“, ovvero una legge che regolamenta il trattamento e il collocamento dei rifiuti nelle acque del mare.

Una dottoressa "disinfesta" una bambina con il DDT
Una dottoressa “disinfesta” una bambina con il DDT

Una situazione fuori controllo

E’ ormai lampante che la situazione legata all’inquinamento ci sia ormai sfuggita di mano.
Anche dalla date è evidente come il problema è legato alla pazza industrializzazione avvenuta tra gli anni ’50 e gli anni ’80.
In questo periodo, infatti, molte sostanze e molti materiali dannosi venivano usati senza che si conoscesse in maniera approfondita il loro possibile pericolo (pensiamo, ad esempio, all’eternit).
Già allora qualcuno si era accorto del rischio concreto al quale si stava andando incontro e ora le generazioni ad esserne maggiormente consapevoli, sono quelle più giovani.
Molto probabilmente la situazione non potrà essere riportata ad una totale “verginità”, ma sicuramente, con l’impegno di tutti, la situazione può migliorare e, se così non fosse, come diciamo sempre, l’unico ad avere problemi sarà l’uomo, perché la Terra si rialzerà da sola come ha sempre fatto. A rischiare la salute (e non solo), siamo noi umani.

Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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