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Anthony Levandowski accusato di spionaggio industriale per aver sottratto 14.000 documenti top secret sulla guida autonoma di Google.

Non è una novità che le aziende automobilistiche da tempo stanno puntando a creare un sistema di guida autonoma, cioè senza conducente. L’abbiamo visto in tantissimi film. Quante volte ci hanno prospettato un futuro con automobili dotate di pilota automatico? Ebbene, Anthony Levandowsky è l’uomo che ha realizzato questo sogno. Qui siamo ancora ben lontani dai titoli “Levandowski accusato di spionaggio industriale”

Anthony Levandowski, classe 1980, e un chiodo fisso: la guida autonoma. Infatti a 24 anni, ripeto 24 anni, costruì insieme ad altri ingegneri della UC Berkeley una motocicletta con guida autonoma, soprannominata Ghostrider. Questa moto fa il suo debutto alla DARPA Grand Challenge, una competizione composta solamente da veicoli senza guidatore.

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Ghostrider attualmente è esposta al National Museum of American History

Questo avveniva nel 2004.

Grazie a questa partecipazione, qualche anno, viene chiamato a unirsi alle grande famiglia di Google per lavorare su Google Street View. Le grandi aziende non si fanno di certo scappare geni come lui. Probabilmente a quei tempi non aveva ancora fatto trasparire la sua vera natura.

Ma non voglio anticiparvi nulla, non voglio rovinarvi la sorpresa.

Mentre lavora in Google, decide di fondare una società che chiamò 510 Systems per sperimentare una mappatura mobile utilizzando la tecnologia LIDAR. Questa tecnologia è quella che attualmente troviamo su alcune auto che rilevano gli ostacoli e frenano automaticamente. Per capirci: la macchina spara un raggio laser, se il raggio incontra un oggetto ne definisce la forma e la distanza rilevando la luce riflessa e dice alla macchina, o al dispositivo, cosa fare. Già, una figata pazzesca.

Ma non è finita qui.

Visto che Anthony è ossessionato dalla guida autonoma, che fa, fonda un’azienda e la chiama Anthony’s Robots. Lasciamo da parte l’enorme sforzo mentale che ha fatto per pensare al nome della società e concentriamoci sul motivo per cui l’ha fondata. Voleva costruire un robot capace di guidate un auto sfruttando la tecnologia Lidar.

Essendo un ingegnere laureatosi all’Università della California dove ha conseguito la laurea e il master in ingegneria industriale e ricerca operativa, il ragazzo riesce nel suo intento. Crea PRIBOT, una Toyota Prius con guida autonoma che utilizza la tecnologia a raggio laser rotante Lidar.

Pribot fu la prima auto in assoluto a guidare su strade pubbliche.

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Rendering del funzionamento del sistema LIDAR

L’evento del secolo. Si tratta di un prototipo rudimentale, ma Pribot apre le porte ad una tecnologia che oggi troviamo su automobili come Tesla e che sono parzialmente utilizzate nei sistemi di sicurezza delle auto moderne.

Visto l’enorme risultato ottenuto, Google decide di acquistare 510 Systems e Anthony’s Robots ma da questo momento in poi qualcosa comincia a cambiare.

Levandowski, ha lavorato su questo progetto fino al 2016. Poco dopo lascia Google per fondare OTTO, una società che produce kit a guida autonoma per l’ammodernamento di camion di grandi dimensioni. Questa società fa molto gola alla concorrenza e infatti dopo 3 mesi Uber decide di assorbirla. Nomina Anthony Levandowski capo del progetto “guida senza conducente” che Uber vuole portare avanti e nel mentre continua a gestire Otto.

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Anthony Levandowski durante la presentazione di un auto a guida autonoma prima dell’accusa per spionaggio industriale

I bei tempi però stanno per finire per il nostro ingegnere. A febbraio 2017, Waymo, la sezione di Alphabet Inc ovvero una costola di Google, intenta una causa nei confronti di Levandowski. L’accusa è di aver sottratto 9,7 GB di file altamente riservati e segreti commerciali di Waymo. In questi documenti ci sono progetti, file di progettazione e documentazione di collaudo. Sembra che tutto ciò sia avvenuto prima di dimettersi da Google per fondare Otto.

Per la serie “i nodi vengono sempre al pettine”

Comincia un brutto periodo per Anthony. Nel maggio 2017, il giudice Alsup ha ordinato a Levandowski di astenersi dal lavorare sul Lidar di Otto. Oltre a ciò richiede a Uber di divulgare le sue specifiche sulla tecnologia che stava progettando. Uber, ovviamente, licenzia Levandowski con la realistica motivazione (si esatto, sono sarcastico) di non aver collaborato ad un’indagine interna.

E’ ovvio che, io Uber, se vengo a scoprire che hai trafugato file top secret e li stai usando su un mio progetto, ti licenzio con il cannone! Anche perché questa storia è costata parecchio ad Uber. Infatti ha dovuto accettare di non utilizzare la tecnologia e di pagare una multa di circa 245 milioni di dollari. Un impiegato modello insomma, peccato per l’accusa di spionaggio industriale.

Ma non è finita.

Il processo continua e attualmente è in libertà su cauzione in attesa di giudizio. Si sarebbe macchiato di 33 casi di sottrazione (o tentata sottrazione) di segreti industriali. Levandowski è accusato di spionaggio industriale: rischia 10 anni di carcere oltre a sanzioni milionarie.

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Nel 2015 Anthony Levandowski fonda Way Of The Future, la nuova religione basata sul culto dell’AI

Però il lupo perde il pelo ma non il vizio.

A settembre del 2019 ha fondato una nuova società chiamata Pronto AI e indovinate di cosa si occupa questa società? Esatto, supporto alla guida fondato su una tecnologia computer vision. Lui ha specificato che questo progetto non ha nulla in comune con la tecnologia precedentemente progettata. Vedremo se sarà vero e se avrà tempo di portare a termine questo nuovo progetto prima di essere sbattuto in galera.

Personalmente sono favorevole alla concorrenza e al libero mercato. Questo però non deve intaccare minimamente l’etica professionale, anche se sei un genio. Non credo sia giusto accoltellare alle spalle una società che ti ha permesso di sviluppare le tue idee. Non bisogna mai sputare nel piatto in cui si è mangiato.

Angelo Tropeano
Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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