0
https://open.spotify.com/episode/2VARW7ytNYpGHOQyGq9h6M?si=bnLrYDN-Qi2iQJwO7KCFPA

A distanza di un po’ di tempo, riprendiamo il caso scioccante di Hisashi Ouchi e della sua morte, considerata la più atroce a cui un essere umano possa andare incontro.

L’incidente di Hisashi Ouchi

Il 30 settembre 1999 a Tokaimura, Giappone, ebbe luogo il terzo incidente nucleare più grave di sempre. Esso coinvolse tre operai di una fabbrica di combustibile nucleare e uno dei tre, Hisashi Ouchi, è andato incontro a quella che è stata definita la morte più atroce a cui un essere umano possa andare incontro. A causare l’incidente è stata l’errata miscelatura tra uranio e acido nitrico. La quantità di uranio impoverito non avrebbe dovuto superare i 3 kg, ma gli operai arrivarono ad usarne 16. Un lampo blu di luce radioattiva colpì i tre e Hisashi Ouchi fu il più esposto.

La lunga e atroce agonia

L’uomo ha perso 20 litri di liquidi corporei al giorno ed è stato tenuto in vita per 83 giorni. Al suo corpo martoriato sono stati fatti innesti cutanei, trasfusioni e cure con cellule staminali. L’uomo è stato poi posto in cima farmacologico quando le sofferenze per il fisico sono diventate insostenibili.

Hisashi Ouchi è diventato una cavia?

Il problema che vorrei sollevare è quello etico-morale. La stima della mortalità per incidenti del genere si aggira intorno al 100%. I medici dunque sapevano che Hisashi Ouchi sarebbe andato incontrata morte certa. Un caso simile, di un uomo investito da un quantitativo impressionanti di radiazioni e che non muore in poco tempo, rappresenta un’ottima occasione di studio e di sperimentazione, ma stiamo comunque parlando di un uomo e chissà se ha dato il suo consenso a questo accanimento, se sia stato illuso di poter guarire oppure se consapevole fin dall’inizio della morte atroce a cui sarebbe andato incontro. Certo è che lasciare un umano, anche se il fisico non ne ha più l’aspetto, soffrire in tale modo è davvero difficile da accettare. Hisashi Ouchi dovrebbe essere ricordato da tutti noi e soprattutto dalla sua nazione che dovrebbe investirlo di un titolo di riconoscimento.

Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

“The Great Reset”: ricominciamo da capo?

Previous article

Illegale vale anche per l’online: I valori per una tecnologia sana

Next article

Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

More in Scienza