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In questo anno e mezzo abbiamo imparato tutti a lavorare in “smart working“. C’è chi l’ha odiato e chi lo ha considerato un modo semplice per lavorare, ma questa modalità può avere un futuro concreto?

Lo studio

Uno studio del Future of Work and Digital Trasformation effettuato da Lenovo, ha evidenziato che lo “smart working” convince i dipendenti di tutto il mondo. Il 70% degli 8533 lavoratori di 14 paesi presi a campione, infatti, si è detto più soddisfatto del loro lavoro. 1 su 9, poi, afferma di voler continuare con questa modalità lavorativa anche in futuro, mentre il 60% ha chiesto di lavorare da remoto per la metà del tempo.

Il lavoro da remoto

Lavorare da remoto si è quindi rivelata l’opzione migliore in tempo di pandemia ma certo, almeno in Italia, il cambio è stato repentino. È anche vero, che ad oggi, però, ottenere qualche ora di lavoro a distanza è un’opzione fattibile.

Il futuro dello “smart working”

Circa l’83% dei dirigenti aziendali conta che in futuro il lavoro sarà per il 50% svolto al PC. Ormai, poi, si lavora ovunque e con qualsiasi dispositivo elettronico. Il 79% del campione ha dichiarato di usare il proprio cellulare per svolgere attività lavorative come riunioni e risposte via mail. Il prossimo passo sarà una ridefinizione delle regole aziendali in modo da inserire definitivamente l’attività dello “smart working”.

Ci vuole la tecnologia

Per lavorare in “smart working” è fondamentale il supporto della tecnologia. In Italia siamo ancora indietro. Circa la metà dei dipendenti di aziende medie (50%) o piccole (42%) segnala ritardi o difficoltà nell’ottenere supporto quando necessario. Uno degli obiettivi già fissato dal governo riguarda il potenziamento della rete internet.

Comodità, indipendenza… e invadenza

Certo, lo “smart working” si è rivelato fondamentale in questi mesi difficili, ma davvero può considerarsi una valida opzione in futuro per tutti i tipi di lavoro? Sono state molte le persone, soprattutto madri, a lamentare lo scarso sostegno lavorativo che non teneva conto dei figli e dei loro bisogni, necessari in un periodo in cui le scuole sono chiuse.

Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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