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Da decenni sul lago di Iseo incombe una potenziale frana che rischia di creare uno tzunami. Nonostante il tangibile rischio frana, le istituzioni non sono ancora intervenute dopo mezzo secolo. Si rischia un nuovo disastro del Vajont?

Un nuovo disastro annunciato?

Sono decenni che la frana si allarga, ma ultimamente la situazione è peggiorata rapidamente e la frana è arrivata, negli ultimi giorni, a spostarsi troppo velocemente.
Ad essere instabile è il Monte Saresano, affacciato sul lago di Iseo.
Oltre al rischio geologico, la montagna, cadendo nel lago, creerebbe un’onda immensa. Questo tragico pronostico ci ricorda ciò che è realmente accaduto nel 1963 con il disastro della diga del Vajont.
Nel corso del 1900 sono state moltissime le frane, ma molte non sono state neanche registrare e questo non permette un’accurata statistica.
Sono stati in particolare due eventi a destare preoccupazione: la frana degli anni ’70 vide il distacco di 45.000 metri cubi di roccia e nel 2010 furono 25.000 i metri cubi a franare.
La zona è da tempo monitorata, ma possiamo gli abitanti della zona possono realmente sentirsi fuori pericolo?

Una preoccupante accelerazione

Da gennaio-febbraio del 2021 la frana, da movimenti costanti, sembra aver accelerato, ma per ora non c’è modo di sapere che cosa abbia ridato vita al rapido movimento. Tra le possibili cause una scossa di magnitudo 2.3 verificatasi a febbraio, ma fortunatamente non percepita dalla popolazione.

Gli scenari

Sono 3 i possibili scenari che potrebbero verificarsi.

  • caduta di 2.000.000 metri cubi di roccia direttamente nel lago. Così cadrebbero in acqua tra i 100.000 e i 600.000 metri cubi di materiale. Questo implica, però, un distacco massiccio causato da un’imponente frattura. L’incognita riguarda l’angolazione del distacco, stimata 17 o 40 gradi. Il risultato sarebbe comunque uno tzunami
  • distacco di 1.500.00 metri cubi di roccia. In acqua cadrebbero non più di 350.000 metri cubi di roccia.
  • il distacco di “soli” 400.000 metri cubi di roccia porterebbe ad una caduta di una quantità “irrisoria” di roccia.

Un nuovo rischio frana: rischiamo di rivivere un “secondo Vajont”?

Si sa, non ci si pente di aver preso (o non preso) determinate decisioni fino a quando non ha luogo il disastro.
In questo caso, la scienza e la storia dovrebbero averci insegnato qualcosa, ma i provvedimenti tardano ancora ad arrivare.
Speriamo solo che quando verrà presa una decisione definitiva non sia già troppo tardi…

Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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