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Il caso SuperLega (o Superleague) ha fatto discutere le associazioni calcistiche e arrabbiare molti tifosi in tutta Europa. Il meccanismo è semplice da capire: il calcio è, infatti, l’esempio di come tutto, in questo settori, ruoti solo intorno al denaro. Anche nel mondo del basket c’è una SuperLega, ma allora perché il caso ha fatto tanto discutere? Ai problemi relativi ai mancati ricavi dovuti alla chiusura degli stadi per il CoVid-19, si aggiunge il caos del calcio “dei pochi”.

Il progetto della Superlega

Il caso SuperLega è nato e morto nel giro di sole 48 h. 12 società, appartenenti all’élite del calcio europeo desideravano creare un “campionato dei ricchi”. Queste società portano introiti pari al 90% del calcio europeo tra abbonamenti stadi e dirette TV. Il problema è che la Superlega è nata solo per interessi economici e non sportivi ed è questo che ha fatto infuriare i tifosi di mezza Europa che, messi da parte vecchi rancori calcistici, si sono schierati unitamente contro il calcio dei favoriti.

Un’idea acerba affrettata dal denaro

La J.P. Morgan, colosso bancario mondiale,voleva stanziare 300 milioni di dollari nel nuovo progetto calcistico. In questo modo, i club coinvolti avrebbero avuto il denaro per risanare parte dei debiti maturati dalle squadre con l’impegno di restituirlo in 23 anni. Il discorso del denaro ha affrettato il progetto non ancora definito che è finito alla deriva in tempi record.

Vecchi dissapori

Questo affronto non ha fatto altro che evidenziare i problemi che da anni sono presenti in questo sport che frutta miliardi l’anno e che è particolarmente seguito, appunto, in Europa. I club più ricchi hanno semplicemente lanciato in guanto di sfida per spaventare l’organizzazione calcistica europea dimostrando di avere potenzialmente l’appoggio finanziario per dare vita ad una scissione.

L’affronto all’Europa e la rinuncia

La UEFA, la FIFA e il mondo del calcio europeo nella sua interezza hanno assistito a offese tra manager, passi indietro tra gli ideatori del progetto e manifestazioni di tifosi e di sostenitori del calcio “libero” davanti agli stadi. L’idea, quindi, è stata abbandonata per motivi di soldi… esattamente lo stesso motivo che le aveva dato vita.

Il calcio è lo sport di tutti

Insomma, in poche ore l’Europa si è mossa in un fremito uniforme. Se le persone reagissero così anche per problemi più importanti, forse avremmo governanti più capaci. Ma perché tutto questo scandalo? Si sa che è chi ha i soldi a decidere e questo discorso vale per ogni cosa. Il basket ha una sua lega che si basa sugli inviti, senza contare gli sport d’élite che esistono da sempre come il rally, il golf, il tennis, la F1. Il problema è scaturito dal fatto che il calcio non sia nato come sport esclusivo: tutti, in potenza, possono diventare calciatori professionisti se hanno talento e fortuna, basta vedere Maradona che dai poveri sobborghi argentini è diventato il calciatore più forte di tutti i tempi. Per altri sport, invece, avere grosse quantità di denaro già in partenza è fondamentale per avere qualche chance di successo. È questo che ha fatto arrabbiare le persone, non l’idea di una scissione in sé. La gente ama il calcio perché è un “gioco di tutti”: si può giocare ovunque e serve solo un pallone. Il basket invece, menzionato prima, non ha scaturito questa mobilitazione perché non è “il gioco europeo”. Chissà se l’idea della SuperLega è davvero stata abbandonata per sempre, oppure se attende solo il momento per impadronirsi del calcio europeo.

Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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